Mestre sta perdendo la propria storia:
nessun luogo per la memoria collettiva

Varsavia dopo la guerra era letteralmente una "tabula rasa". Fu deciso pertanto di ricostruirla tale e quale, realizzando di fatto un “falso”, con l’ausilio dei quadri del Bernardo Bellotto detto Canaletto, per realizzare la città com'era e dov'era, dato che si era stabilito che il recupero della memoria e dell'identità era più importante per i superstiti di ogni altra considerazione a livello artistico o estetico.

A Mestre, i nostri amministratori sono bravissimi a parlare dell'M9, iniziativa che chissà quando sarà avviata, tra l'altro su un meritorio argomento che è il '900 e l'industrializzazione di Marghera. Ma la storia di Mestre dov'è? Le decine di reperti che negli anni si sono ritrovati sono di scarso o nullo valore artistico, ma tuttavia sono fondamentali per dare un senso all'abitare in questo agglomerato di case più grande e esteso della Venezia Insulare. E' possibile che a distanza di anni i tanti reperti che sono stati ritrovati giacciano in scatoloni e non si sia riusciti a organizzare un edificio, tra i tanti dismessi, quale luogo della memoria collettiva dei mestrini?

Personalmente mi piace molto l'utilizzo della torre del castello di Conegliano come un "antiquarium" delle memorie dei coneglianesi, dalle frecce del neolitico, ai fossili, alle armature medievali. E’ una struttura che non avrà le velleità del grande museo, ma dà la possibilità ai bambini di quella realtà di vedere i segni della storia della loro città, acquistando anche in questo modo consapevolezza della propria identità e delle proprie radici. Intanto, noi cittadini di Mestre rimaniamo in attesa dell'M9, mentre non si riesce nemmeno ad assicurare una decorosa collocazione a qualche frammento di ceramica.

Pierpaolo Doz

lunedì 4 marzo 2013



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