Studenti creativi in Italiano: sbagliano 'qual è' e dicono 'spoilerare'

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Studenti creativi in Italiano: sbagliano 'qual è' e dicono 'spoilerare'
Nei piani doveva essere giusto una verifica per capire se i ragazzi italiani conoscono le più elementari regole grammaticali. Ma i risultati di una web survey di Skuola.net in collaborazione con Radio3, lasciano a bocca aperta. Confermando che iniziative come la “Giornata ProGrammatica” – l’evento, giunto ormai alla quarta edizione, che vuole sensibilizzare ad un corretto uso della lingua di Dante – servono eccome. L’iniziativa è realizzata da “Radio3 – La Lingua Batte” insieme al Miur e in collaborazione con il Ministero degli Esteri (MAECI), l'Accademia della Crusca, l'Associazione per la Storia della Lingua Italiana (ASLI) e la Comunità Radiotelevisiva Italofona (CRI), che riunisce le principali radio in lingua italiana all'estero. Partner anche Skuola.net che ha stilato una classifica degli errori più comuni tra gli studenti “interrogando” più di 6mila studenti di superiori, medie e università e, in alcuni casi, i risultati non sono stati quelli sperati.

“Qualcun altro” o “qualcun’altro”? Un vero e proprio dilemma, se solamente il 59% degli intervistati ne conosce la forma corretta (“qualcun altro”, giusto per la cronaca). Quasi 2 ragazzi su 5, infatti, sono andati dritti verso la risposta sbagliata, in particolare tra gli studenti delle scuole medie. Ma, a differenza di Amleto, il dubbio non è esistenziale e la risposta dovrebbe essere quasi ovvia. Così non stupisce più di tanto che alla domanda “Si può dire: sei stato studiato?” il 21% (1 su 3 al tecnico-professionale) risponde in maniera affermativa.

Al peggio, però, non c’è mai fine e gli studenti riescono a superarsi. Perché, ormai, gli aerei li prendono un po’ tutti ma il 57% non sa come si scrive il nome del luogo da dove partono: sostengono infatti che la forma corretta sia “aereoporto”. E calcolate che, in questo caso, intervengono gli studenti universitari ad alzare la media, gli unici a vedere la maggioranza indicare la risposta giusta: “aeroporto”. La domanda che, senza dubbio, ha messo di più in difficoltà.

Ma la galleria degli “orrori” grammaticali non finisce qui. Quasi 1 su 4 ci ha detto che “Sì” (risposta affermativa) si scrive senza accento. Eppure sanno che quest’ultimo ogni tanto serve, peccato che lo usino nei casi sbagliati: per il 21% “un po’’’ sarebbe preferibile scriverlo senza apostrofo ma, appunto, con l’accento. Quota che sale attorno al 30% per gli studenti tecnico-professionali e per quelli delle scuole medie.

Se poi per il 23% dei ragazzi la parola “sufficiente” (forma corretta) si dovrebbe scrivere “sufficente” (forma sbagliata) – ed è già preoccupante – per quelli delle medie la quota di errore sale al 38%. Idem per la scelta tra “qual è” (giusto) e “qual’è” (sbagliato): per il 40% degli studenti di scuola media e per circa il 35% di quelli degli istituti tecnico-professionali la risposta corretta è la seconda. Ma gli altri non vanno mica alla grandissima: la media generale di errore è del 25%. Solo i liceali, anche in questi due casi, rendono il risultato meno tragico: più di 4 ragazzi su 5 si sono dimostrati preparati.

Per fortuna ci sono anche cose su cui quasi tutti non hanno dubbi: il 98% sa benissimo che si dice “a me piace” e non “a me mi piace”, mentre il 97% è consapevole che il prof “insegna” e non “impara” (anche se il 13% dei tecnico-professionali non è d’accordo). Così come il 90% sa distinguere tra “entrambe” (forma femminile) e “entrambi” (forma maschile). Tutto sommato niente male neanche la prova del fuoco: i congiuntivi. Così l’80% ha indicato la forma corretta del verbo dare (“desse”), col solito problema degli studenti delle scuole medie e degli istituti tecnico-professionali, che più degli altri hanno invece risposto “dasse”. Ma gli studenti non riescono a mettersi d’accordo neanche quando gli si lascia campo libero. Così, chiedendo loro quale neologismo vorrebbero inserire nei dizionari d’italiano, si sono divisi in tanti piccoli partiti: vince – con il 37% dei voti - la parola “spoilerare” (dall’inglese to spoil, rovinare; ovvero anticipare il finale di un film, di un libro, ecc.), ormai entrata nel linguaggio di tutti i giorni. Segue, con il 12%, il tanto commentato “petaloso”, poi troviamo “apericena” e “babbano” (al 9%) e per finire “whatsappare”, “ciaone” e “inzupposo” (al 6%).





 

Mercoledì 19 Ottobre 2016, 12:51






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2 di 2 commenti presenti
2016-10-19 14:42:32
Ma se i giornali scrivono una parola in italiano e una in inglese come volete che i ragazzi imparino l'italiano? Ma se i politici licenziano leggi con il titolo in inglese come volete che i ragazzi imparino l'italiano? Ma se in tv gli spot pubblicitari vengono fatti in lingua inglese come volete che i ragazzi imparino l'italiano?. Con il Job Act e la Spendig review e il question time e la voluntary disclosure e la recente state dinner e tutta sta schifezza come volete che i ragazzi imaparino l'italiano?
2016-10-20 10:50:31
Dove è il problema visto che abbiamo degli "ottimi" insegnanti che usano lo "job act" o hanno l'"endorsment" degli amici "piuttostochè" raccontare la verità?