Pescara, la scuola lo boccia: studente dislessico promosso dal Tar

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Pescara, la scuola lo boccia: studente dislessico promosso dal Tar
Bocciato ingiustamente dai professori, viene promosso dai giudici. È la storia di uno studente di 15 anni di Pescara, iscritto all’Istituto di istruzione superiore Alessandro Volta e affetto da un disturbo specifico dell’apprendimento (dislessia e discalculia). Il Tar di Pescara ha dunque annullato il giudizio di non ammissione al terzo superiore, provvedimento adottato dal consiglio di classe. La sentenza è passata in giudicato perché non è stata impugnata dall’avvocatura dello Stato.

Il 12 giugno del 2015 Andrea (nome di fantasia) è stato bocciato. «L’allievo non è riuscito a raggiungere gli obiettivi minimi in alcune discipline», hanno scritto i docenti. Ma i genitori del ragazzo, rappresentati dall’avvocato Gianluca Polleggioni, hanno presentato ricorso. La prima vittoria è arrivata a settembre, quando il Tar ha accolto la richiesta di sospensiva, ammettendo lo studente «con riserva» alla classe successiva. Ora anche la sentenza di merito dà ragione ai genitori del 15enne, che dunque potrà continuare a frequentare il terzo superiore. Il ricorso è stato accolto perché la scuola non ha seguito i criteri di verifica e di valutazione previsti dal Percorso didattico personalizzato (PdP), né ha adeguatamente motivato la bocciatura. Il PdP è un documento che garantisce all’alunno l’opportunità di una didattica il più possibile funzionale al suo modo di apprendere. Ciò sarebbe dovuto avvenire attraverso delle misure dispensative: in particolare, la possibilità di non utilizzare la scrittura in corsivo e di non leggere ad alta voce in classe, nonché la valutazione del contenuto delle verifiche e non degli errori ortografici. Ma i giudici hanno accertato che tutti i compiti in classe svolti da Andrea, soprattutto quelli di Italiano e Storia, risultano essere scritti in corsivo, «con contemporanea valutazione degli errori ortografici e di sintassi, che spesso hanno comportato l’assegnazione di una votazione negativa».

Non solo: «È stata più volte violata la norma dispensativa della riduzione e dell’adattamento del numero degli esercizi, della non considerazione degli errori ortografici e della dispensa dallo studio mnemonico delle formule anche per le verifiche scritte di Storia e di Chimica». E ancora: contrariamente a quanto previsto dal PdP, «lo studente è stato sottoposto a più verifiche orali in diverse materie nella stessa giornata e gli sono stati assegnati i medesimi compiti a casa degli altri compagni». Il ministero dell’Istruzione è stato condannato al pagamento di 3 mila euro di spese processuali.
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Mercoledì 30 Novembre 2016, 12:17






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2 di 2 commenti presenti
2016-11-30 15:45:24
Malagiustizia. Si occupino di delinquenti e furbetti, non spetta ai giudici valutare gli scolari ne' gli studenti. Si tratta di un'invasione di campo, prepotente e disonesta.
2016-11-30 17:13:25
Da grande sarà magistrato!!!