Russiagate, Trump rischia lo stato d'accusa. E Putin lo difende

Russiagate, adesso Trump  rischia lo stato d'accusa

di Anna Guaita

NEW YORK Tutti vogliono e offrono appunti. Le commissioni della Camera e del Senato che stanno indagando sul Russiagate chiedono all'Fbi di consegnare gli appunti presi dall'ex direttore del Bureau durante gli incontri con Donald Trump. Da Mosca, Vladimir Putin, con un sorriso ironico, offre invece di consegnare agli inquirenti americani le note prese dal suo ministro degli esteri durante l'incontro con Trump dello scorso mercoledì. Appunti di diverso peso e affidabilità, che però contribuirebbero a chiarire se il presidente abbia nel primo caso commesso ostruzione della giustizia e nel secondo abbia tradito informazioni top-secret.

IN TRE GIORNI
Nell'arco di soli tre giorni è avvenuto che Donald Trump ha licenziato il capo dell'Fbi, le cui indagini sul Russiagate lo avevano indignato. Il giorno dopo ha incontrato nello Studio Ovale il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov e l'ambasciatore Sergei Kislyak, e in un momento di vanteria ha raccontato loro informazioni top-secret sull'Isis che l'intelligence israeliana aveva condiviso solo con gli americani. Lo stesso giorno in cui si discuteva quanto grave fosse questa indiscrezione sull'intelligence, si è saputo che Comey aveva tenuto dei formali MemCon, (memorandum of conversation) dopo gli appuntamenti nello Studio Ovale, e che in uno di questi aveva scritto che il presidente lo aveva sollecitato a interrompere l'inchiesta sull'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, uno degli uomini dell'Amministrazione più compromessi con i russi. Comey, da bravo agente dell'Fbi, aveva non solo scritto i MemCon, ma li aveva anche mostrati ai suoi colleghi, come vuole la prassi. Nel memorandum si chiariva che prima di parlargli, Trump aveva chiesto a tutti i presenti nello Studio di uscire e chiudere la porta. Il ministro della Giustizia Jeff Sessions aveva fatto resistenza, sapendo che lasciare soli il presidente e lo stesso capo dell'Fbi che stava investigando proprio sul presidente era un passo pericoloso. Trump gli ha dovuto dire due volte di uscire, e poi quando si è trovato solo con Comey gli ha fatto la richiesta, che non sembra dunque una frase lanciata là, casuale seppur inappropriata, ma un invito chiaro e diretto fatto intenzionalmente a porte chiuse e in assenza di testimoni. Sono questi particolari che aggravano le difficoltà del presidente, che spingono le Commissioni della Camera e del Senato a chiedere di visionare i MemCon di Comey e di sentire Comey stesso.

«STUDIARE I DOCUMENTI»
Sono questi fatti, inquietanti per chiunque conosca la legge e la storia americana e in particolare lo scandalo del Watergate, che spingono lo speaker della Camera Paul Ryan ad ammettere che «bisogna studiare i documenti». I democratici parlano con maggior determinazione della possibilità di sottoporre Trump a impeachment, ma i repubblicani non sono affatto d'accordo. Purtuttavia, cresce anche fra i repubblicani la consapevolezza che è necessario nominare un investigatore indipendente, come successe nel Watergate, come si è fatto per l'IranContra durante la presidenta di Ronald Reagan e lo scandalo Levinski durante quella di Bill Clinton. Certo, la credibilità di Donald Trump è al momento fortemente danneggiata. La gaffe ai danni dell'intelligence israeliana è stata rimediata con una telefonata al premier Netanyahu, e la Casa Bianca spera che il viaggio all'estero che Trump intraprenderà venerdì contribuirà a rassicurare gli alleati. Ieri Trump ha assicurato ai suoi sostenitori, accorsi a centinaia a sentire il suo discorso ai cadetti della Guardia Costiera nel Connecticut, che farà «il più grande taglio di tasse della storia».
Ma le sue parole non hanno convinto i mercati, che hanno chiuso in sofferenza, nel crescente sospetto che il presidente sia invece troppo indebolito per portare a compimento le principali promesse elettorali, cioé la riforma fiscale e il rilancio delle infrastrutture: le borse chiudono tutte in rosso dall'Asia all'Europa, dove Milano è maglia nera con -2,3%. Male anche Wall Street che fa registrare il maggior calo del 2017.

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Giovedì 18 Maggio 2017, 07:59






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5 di 10 commenti presenti
2017-05-19 12:11:39
Il problema degli Stati Uniti da novembre 2016 non sono la Siria, la Russia, l'Iran o la Corea del Nord, il problema da quello sciagurato 8 novembre è solo Donald Trump. Gli Stati Uniti si sono accorti della enorme zappata sui piedi che chi ha votato Trump ha dato a se stesso e alla nazione e lasciamo perdere che Hillary Clinton non piaceva molto e aveva i suoi scheletri nell'armadio ma quanto meno sarebbe stata senza dubbio piu coerente meno impreparata meno puerile e soprattutto non avrebbe avuto i deliri di onnipotenza paranoici di Donald Trump. Inoltre considerata la personalità patologica di tipo narcisistico del Presidente e le sue iniziative stramplate e prive di logica e di senso dello stato ecco come la nazione piu importante del mondo sta andando incontro al caos. Caos che ovviamente si propagherebbe al mondo quantomeno occidentale. Sarebbe un po come se da noi piccolo stato rispetto agli USA andasse al potere un Di Maio qualsiasi (e noi siamo una repubblica parlamentare) una vera maledizione anche per noi data l'impreparazione, la spocchia, la chiusra mentale del pentastellato. Quindi a mio modesto avviso il Russiagate è una sorta di grimaldello per provare a scalzare Trump dalla Casa Bianca o quanto meno l'inizio di una serie di azioni atte a rimuoverlo perchè nonostante la sua vittoria elettorale all'estabilishment a stelle e strisce il pericoloso e incontrollabile piace molto poco.
2017-05-18 17:21:55
Napolitano e la Sinistra hanno fato proseliti anche negli USA, se l'Avversario non si riesce a batterlo politicamente si prova ad abbatterlo con le Toghe Rosse.
2017-05-19 12:16:17
Toghe rosse per te ho comprato stasera... ma di cosa stiamo parlando questo è FBI moooolto conservatore ma preoccupato della sicurezza nazionale che Trump con le sue idee e le sue azioni ha già messo in crisi... oppure tu pensi Trump un grande statista e un grande presidente perchè se è così forse ti sbagli è un quaraquaqua
2017-05-18 13:41:53
I musi rossi sono uguali in ogni parte del mondo: quando vincono non sanno combinare altro che guai. Quando prrdono....non sanno perdere
2017-05-18 13:01:47
## Trump sta commettendo diversi errori,per ignoranza (nel senso che ignora o non capisce). Primo,governare gli USA non e' la stessa cosa che amministrare i tanti condomini o ditte di cui e' proprietario. Secondo,era abituato a vivere a NYC. e non a Washington ,dove i contatti,le relazioni,l'interconnessione con le varie lobbies politico-economiche e il loro immenso sottofondo di pratiche e favori reciproci sono alla base del vero potere,nella capitale. Infine,forse non ha letto o studiato la vita di J.E. Hoover,il primo e potentissimo capo dell' F.B.I. per oltre 50 anni,che era inviso ed odiato da quasi tutti i Presidenti,ma che poco poterono contro di lui,in quanto spiava tutti,aveva dossiers su tutti,e con questi li minacciava e conservava il posto. Quelli che lo seguirono,non sono poi cosi' diversi.