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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Sieranevada, un luogo chiuso
tra rancori e ostilità




È sorprendente come il cinema rumeno continui, dall’anno Zero a oggi, a descrivere, raccontare, spiegare una realtà cangiante con una lucidità di sguardo (sociale, politico, narrativo), mettendo in luce i cambiamenti epocali nelle loro più disarmanti contraddizioni, una linfa che ha portato un gruppo di registi (Puiu, Mungiu, Porumboiu, Munteanu, Nemescu, Netzer e altri ancora) a conquistare fama e notorietà cinefila nei festival internazionali più prestigiosi.
Ora Cristi Puiu, uno dei talenti più decisivi di questo movimento autoriale, si conferma in tutta la sua straordinaria abilità chiudendosi in un appartamento per tre ore (tanto dura il film e, per una volta, ci stanno tutte) per seguire i riti familiari della commemorazione di un capo famiglia a 40 giorni dalla scomparsa e a pochi giorni dall’attentato a Charlie Hebdo, dimostrando che i due eventi (quello privato e quello pubblico) portano entrambi alla conclusione che siamo tornati a un’era di paure e intolleranze. Lary è un medico di 40 anni. Torna a trascorrere un weekend a Bucarest per ricordare, con la sua famiglia d’origine, la figura paterna da poco scomparsa. Ma quella che doveva rappresentare una “reunion” per ricordare il passato, si trasforma in una rielaborazione di attriti e rivalse, accompagnate spesso dal lato più grottesco.
Puiu racconta per piani sequenza claustrofobici con movimenti sempre nervosi; si concede un uso eccezionale del fuori campo (il film è dislocato continuamente in ogni stanza della casa e da alcune arriva soltanto il sonoro); vive di un’autenticità di azioni che colgono un flusso reale del tempo; e coniuga temi forti, che passano dagli attriti familiari (compresa una disponibilità forzata a ritualità obsolete) ai grandi fatti del mondo (soprattutto in chiave terroristica).
Dunque un film sulla paura che nasce dall’intolleranza, che non ammette vie di fuga: esemplari in questo le uniche due sequenze esterne, quella di apertura e un’altra a metà percorso, con auto che ne intralciano altre, cul de sac che scatenano incomprensioni e litigi. Tra tradimenti e ostilità scoperte tuttavia si ride spesso, ma il senso tragico è totale, reso ancora più sconcertante dal contrasto attuato da una radio, anche questa occultata alla vista, con un medley musicale che va da Bach a “Maledetta primavera” di Loretta Goggi.
E se il titolo "Sieranevada" è il gioco definitivo di un regista che non voleva traduzioni in altre lingue, anche se molti hanno tentato di dare spiegazioni, il pranzo finale che nessuno riesce a consumare, di buñueliana memoria, mostra definitivamente come la fiducia in un’Europa fintamente unita, dove la Romania è arrivata di recente, sia pari allo zero. 
Stelle: 4

UN APPUNTAMENTO PER LA SPOSA: QUESTO MATRIMONO S'HA DA FARE - L’ossessione per il matrimonio per Michal, una giovane ebrea ortodossa, diventa ancora più sensibile quando il fidanzato le dice di non amarla. Così Michal si impunta nel voler realizzare comunque un pranzo di nozze, sicura che qualcuno prenderà quel posto ora vuoto. Magari con l’aiuto di Dio.
Come per il suo precedente “La sposa promessa”, con “Appuntamento per la sposa” l’israeliana Rama Burshtein sviluppa una storia di integralismo religioso, qui in chiave di commedia, aderendo con uno sguardo partecipe (la regista ha aderito al movimento chassidico), senza rilevarne contraddizioni e anacronismi, fino a rendere ancora una volta controverso un film comunque interessante dai dialoghi brillanti, pur senza essere esteticamente rilevante come quello del suo esordio. 
Stelle: 2

Sabato 10 Giugno 2017, 09:44
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