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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Più che la guerra è il flop di Penn
a fare così tanto rumore


Quando si seppe, all’inizio degli anni ’90, che Sean Penn avrebbe intrapreso anche la carriera di regista, oltre a quella già ben avviata di attore, le perplessità non furono poche, ma bastarono pochi titoli per capire che probabilmente si era fatto lo stesso errore di sottovalutazione in cui finì anche il grande Clint Eastwood. Così con pochi titoli Penn non solo si dimostrò un regista di spiccata rilevanza (“Lupo solitario”, “La promessa”, “Into the wild”), ma probabilmente nel lavoro collettivo di “11 settembre 2001” il suo segmento fu senza dubbio il più originale, toccante ed espressivamente potente. Quindi appare perfino più sconcertante che a distanza di quasi 10 anni dall’avventurosa vita di “Into the wild”, Penn abbia proposto al mondo uno dei film che più immeritatamente abbia goduto del passaggio al festival di Cannes, secondo comunque logiche abbastanza intuibili. È un po’ quello che è successo di recente, seppur in modo meno eclatante, al sensibile Derek Cianfrance, che è rimasto inaspettatamente al buio con “La luce sugli oceani”. Ma qui, di fronte a un film di cui non si avvertiva né la ragione né la necessità d’essere distribuito (calcolando anche tutte le meritevoli opere che ogni anno non escono in Italia), siamo ben oltre.
Due medici (Charlize Theron/Javier Bardem) combattono la loro storia affettiva, impegnati sullo scenario bellico africano, tra Liberia e Sud Sudan. Con “Il tuo ultimo sguardo” Penn maldestramente si aggira tra i baci e le bombe come un anonimo regista che sembra voler trovare credito verso le anime più semplici, firmando un film più insulso di “The search” di Hazanavicius (sempre a Cannes, due anni prima), impresa piuttosto impensabile; e d’altronde gli scenari della guerra sono sempre quelli più sdrucciolevoli. Qui tra spottoni pro Unicef e una rappresentazione dei drammi, personali e collettivi, si finisce dentro un cinema levigato, fasullo e involontariamente comico. Volendo tacere dell’ambizioso tentativo di imitare a tratti l'ultimo Malick, di per sé fortunatamente non replicabile da altri, siamo al tonfo più inaspettato e dunque più rumoroso. Un film insalvabile. 

Stelle: 1
 

Venerdì 30 Giugno 2017, 23:48
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