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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Easy, un film che non bara
Il road movie di Magnani a Locarno


Dal Nordest all’Ucraina, da qui a Locarno e infine nelle sale italiane: si fa il giro di mezza Europa “Easy”, che la friulana Tucker distribuirà il 31 agosto, dopo l’importante passaggio (8 agosto) al festival svizzero, nella sezione “Cineasti del preseente”, dove tra l’altro 6 anni vinse un altro friulano (l’opera prima Alessandro Comodin, “L’estate di Giacomo”), anch’esso lanciato dalla casa udinese.
Anche stavolta è un esordio: lo firma Andrea Magnani, per 25 anni riminese e poi per gli altri 20 della sua vita triestino (con spostamenti newyorkesi), dove racconta il viaggio di un giovane, fallito e grassotello, solitario e vagamento turbato, spedito dal fratello ai confini ucraini a bordo di un’auto con la salma di un immigrato morto sul lavoro. Un compitino facile-facile, come spiega il titolo in inglese, che in realtà vive di un’assonanza fonetica con il diminutivo del nome del personaggio che è Isidoro. E che ovviamente facile non sarà.
La Tucker dunque, 4 anni dopo “Zoran, il mio nipote scemo”, torna alla commedia.  Come interpreti ci sono anche Libero De Rienzo e Barbara Bouchet, che fanno delle apparizioni e servono come richiamo di copertina, ma l’ora e mezza del film vive tutta sul corpo e sull’espressività di Nicola Nocella, molto bravo, che va in giro per il continente con una cassa da morto. Si pensa di ridere molto all’inizio, ma poi ci si accorge che il registro dominante è un altro. Ma il regista non bara. Così “Easy” è surreale e malinconico, con atmosfere nordiche e intimiste: un po’ dalle parti del finlandese Kaurismäki, per capirci, magari proprio con il suo “Leningrad cowboys go America”. Ma il paragone quasi spaventa Magnani: “Non so, mi pare francamente tanto, non osavo certo avvicinarmi a un autore così importante. Certo ci si ritrova uno sguardo scandinavo, europeo e poco italiano, ma io pensavo di rimanere dalle parti di opere come “Il toro” di Mazzacurati”.
“Easy”, prodotto dalla Pilgrim e dalla Bartebly, è un progetto che ha subìto dei rallentamenti per le rivolte continue in Ucraina. Spiega Magnani: “Sì, l’idea del film parte da lontano. Comunque per girare abbiamo dovuto aspettare che si calmasse il conflitto. E anche per avere i fondi, che provengono al 60% da Kiev. Poi quando finalmente abbiamo potuto iniziare, ci siamo accorti che la sceneggiatura prevedeva l’estate e invece a quel punto eravamo in pieno inverno e abbiamo dovuto cambiare delle cose, ma così la sensazione crepuscolare del film è aumentata e non mi dispiace. Certo sotto la neve e il gelo non è stato sempre facile girare”.
Raccontare in definitiva un solo personaggio forse ha aiutato: “No, è un’idea sbagliata. Paradossalmente è più complicato. Certo l’apporto di Nocella è stato fondamentale. Credo che il film si faccia apprezzare per quella difficoltà di comunicazione, che rende ancora più solo il protagonista. Ma alla fine si può essere più compresi e accettati che non a casa propria, nonostante non ci si capisca, perché non si conoscono le lingue degli altri”. Vero. D’altronde tutti parlano poco, non solo l’ingombrante morto.

Sabato 5 Agosto 2017, 12:55
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