BLOG
Modi e Moda di Luciana Boccardi

"Veniceland": un'ora con "I Antichi"
per giocare, sorridere, riflettere

Ci sono tanti modi per dire no: si può gridare la protesta, si può scriverla sui muri, si può contestare nei limiti delle proprie possibilità, si può aprire il fronte dell’ironia, difficile ma quasi sempre efficace se non vincente. E’ il caso de I Antichi, club, compagnia, convivio, circolo,  “setta” a fin di bene, Compagnia de Calza I Antichi è il nome dato negli anni Settanta/Ottanta del secolo scorso da Paolo Zancopè all’associazione che si rifaceva alle antiche Compagnie destinate nel tempo della Repubblica di Venezia a inventare e creare sollazzi e divertimenti in particolari occasioni, prima fra tutte il Carnevale.  Oggi  il vero Carnevale di Venezia,  ghermito dall’orda turistica, è  diventato un mero dèpliant turistico, ma la Compagnia “I Antichi”  ha conservato vivacità e voglia di sorridere se non del Carnevale,  delle cose che si riferiscono alla nostra vita di Veneziani che  hanno il DNA nell’acqua ( un fattore che sfugge anche ai più sagaci tra i nati in terra, la Terraferma, due realtà oggi nuovamente in conflitto per ottenere il ripristino dei due Comuni originari di Venezia e Mestre).
E  ” I Antichi”? Constatato che le armi  “ letali” per cercare di porre rimedio a una situazione esasperata dalla transumanza turistica sono dalla parte della  conservazione, il Circolo “I Antichi” , come una cellula carbonara, da un’idea di Alberto Madricardo, Margaret Rose, Adriana Tosi,  ha messo in scena  una pièce , tragicommedia farsesca : “Veniceland “-  A Venezia è sparito il futuro”:    per  raccontare la verità con ironia e garbo goldoniani.
Una trentina di sedie scompagnate per accogliere il pubblico – a ingresso gratuito -  nel fascinoso piccolo giardino  della sede del Circolo, alla  Salute:  due panni raccattati come quinte , un tappeto d’antan come palcoscenico ,  fondale affidato dalla scenografia di Costanza Madricardo  a uno schermo dove la regia di Germano Nenzi  facesse scorrere  immagini, effetti luce, frammenti di verità raccolte dalla macchina fotografica. Così il “teatro” ( paragonato da Roberto Bianchin, nei panni di simpaticissimo presentatore d’eccezione, ai teatrini di verzura settecenteschi) per la rappresentazione di  Venezia oggi, così come la vedono i turisti ma anche come la viviamo noi Veneziani. Gli eccessi, l’indifferenza, l’avidità, la volgarità, l’incoscienza, sono diventati  spunti teatrali  per un’ora di  denuncia leggera, intrisa di  “aristocratica” ironia e di cultura veneziana. Personaggi : Inbetween (interpretato da Luca Colferai);  un Dirigente del Comune (Gianni Pomoni); Affittacamere (Germano Nenzi). La direttrice di Faraway,  ditta internazionale scoperta dal sindaco, specializzata nell’invenzione di distrazioni di massa (  interpretata con maestria da Federica Zagatti); il Taxista (Luciano Tumburius); l’acchiappafantasmi (Carlo Persi),  creatore di una macchina destinata ad aspirare  fantasmi ovvero i  Veneziani residenti;  una Veneziana (Adriana Tosi); il sindaco (dai toni trumpisti) Luca Costantini. Infine il fantasmatico  Spirito ribelle, metafora dei Veneziani sopravvissuti all’offensiva del degrado ( i “residenti”),   interpretato dalla brava Gaia Persi.  
 

Martedì 25 Luglio 2017, 20:24
COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti
POST
pubblicato ilDomenica 13 Agosto 2017, 20:18
pubblicato ilSabato 5 Agosto 2017, 10:24
pubblicato ilMartedì 1 Agosto 2017, 23:59
pubblicato ilLunedì 31 Luglio 2017, 01:31
pubblicato ilSabato 22 Luglio 2017, 00:45
pubblicato ilMartedì 18 Luglio 2017, 19:57
pubblicato ilLunedì 17 Luglio 2017, 01:28
pubblicato ilSabato 8 Luglio 2017, 11:33
SEGUICI SU FACEBOOK
SEGUICI SU TWITTER