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Gasp! Fumetti di Marco Gasparin

Celebrity deathmatch: Tupac Shakur vs André the Giant

Credo sia ora di rivedere i miei “pregiudizi” sulle biografie a fumetti. Sono un lettore onnivoro ma i primi volumi che mi ritrovo in mano quando sono in fumetteria o libreria non sono MAI biografie. Eppure ogni volta che – per vari motivi – mi capita di leggerne una è raro che resti deluso. Questo preambolo è per dire che ho letto da poco “Tupac Shakur – Solo Dio può giudicarmi” di Antonio Solinas e Paolo Gallina, acquistato durante il Treviso Comic Book Festival.


(disclaimer: la volta che nella vita mi ero avvicinato di più all'hip hop)

Non sono un appassionato di hip hop, ma ero molto curioso di vedere il risultato della prima fatica sulla lunga distanza di Gallina, che avevo apprezzato un anno fa in “Super Squalo Terrore – Il condominio”, antologia autoprodotta che raccoglieva una serie di storie brevi di diversi autori, collegate dal fatto di svolgersi nello spazio comune abitato dai vari protagonisti. Le 144 pagine di “Tupac” (Edizioni BeccoGiallo) non mi hanno affatto deluso, anzi. La sceneggiatura di Solinas è solida e fa egregiamente il suo lavoro: ci prende per mano e ci accompagna durante tutto l'arco della vita dell'artista, dalla nascita alla traumatica morte (di cui ricorre il ventennale), con un preambolo di una quindicina di pagine in b/n che narrano le situazioni che hanno portato alla nascita di Tupac e l'ambiente familiare, sociale e soprattutto politico in cui l'MC ha visto la luce. Gallina mostra di sentirsi a proprio agio con la materia trattata, e il suo tratto spezzettato riesce ad essere al contempo deciso e gentile, bene adattandosi alle diverse situazioni che hanno costellato la vita di Tupac. Io ci vedo echi di Kirby e Miller, e ampi margini di crescita. Alla fine del volume c'è una utile - almeno per me - appendice battezzata “Mixtape” dove i due autori hanno messo insieme una lista di canzoni di Tupac (ma non solo) suggerita come “colonna sonora” della lettura, oltre a una mini sezione bibliografica e filmografica. Risultato? Ho aggiunto un paio di album di Tupac Shakur alla mia playlist (e vi pare poco?).


(direttamente dal sito di Paolo Gallina)

Parlando di biografie non posso non citare “André the Giant. La vita e la leggenda” (Panini 9L, 2014) dello statunitense Box Brown – già vincitore di due Ignatz award, gli oscar del fumetto indipendente; qui il suo sito - che ci consegna uno straordinario ritratto di una delle leggende del wrestling, amato dal pubblico di tutto il mondo e rispettato dai suoi avversari.


(Those were the days)

Se siete sulla quarantina e avete passato le nottate a guardare i match della WWF commentati da Dan Peterson non serve che vi spieghi nulla, altrimenti sappiate che stiamo parlando di un atleta unico con i suoi 2 metri e venti per quasi 250 chili, che nella sua ahinoi breve vita ha dovuto affrontare problemi unici per un “mostro” (alla faccia dei supereroi con superproblemi), dimensione che Brown ci restituisce in tutta la sua dolorosa evidenza. Per darvi un'idea bastano queste dichiarazioni di Terry “Hulk” Hogan riportate all'inizio del libro: “Lo guardavo camminare davanti a me all'aeroporto, sentivo la gente dire cose orribili e prenderlo in giro. Viveva in un mondo davvero crudele (…) Se riuscivi a capire chi era e cosa aveva dovuto passare ti rendevi conto che era una persona garbata e dal cuore gentile”.



Tocca il cuore la parte che racconta la lavorazione del film “La storia fantastica” che lo vide nei panni del gigante Fezzik; ciascuno degli attori, da Billy Crystal a Robin Wright, rievoca un aneddoto, un dietro le quinte sul rapporto con quel grande gigante gentile. Per inciso, di Box Brown è uscito da poco “Tetris, incastri internazionali” (Panini 9L), graphic novel che ricostruisce la storia del leggendario videogioco, con la sfida fra Nintendo, Atari e Sega fra viaggi clandestini a Mosca, accordi sottobanco, e perfino il furto.

Se siete arrivati fin qui attirati dal titolo che rievoca lo show in claymation che andava in onda su Mtv non posso che augurarvi “buona notte e buona botte”.




P.S. La riduzione dell'argomento “biografie a fumetti” a solo due libri è unicamente dettata dalla necessità di giustificare il titolo di questa rubrica; sarebbe infatti criminale da parte mia non citare nel campo delle biografie-che-mi-sono-piaciute due fumetti usciti dal pennino di Tuono Pettinato (nome d'arte di Andrea Paggiaro). Il primo è “Garibaldi. Resoconto veritiero delle sue valorose imprese, ad uso delle giovini menti” (Rizzoli Lizard 2010); il secondo è “Enigma. La strana vita di Alan Touring” (Rizzoli Lizard 2012), quest'ultimo realizzato a quattro mani con testi di Francesca Riccioni.



"Garibaldi" è una spettacolare rilettura delle gesta dell'eroe dei due mondi, che tavola dopo tavola smitizza con spassose trovate comiche la sua figura liberandola dalla stratificazione agiografica di cui l'ha rivestita la vulgata rinascimentale e liberandolo dall'ingessatura in cui l'ha imprigionato la lezione scolastica. Il “manifesto programmatico” dell'operazione ci viene data già dalla copertina, dove Garibaldi è raffigurato a cavallo, immagine “classica” vista in mille libri e mille statue; solo che il cavallo in questione cita la copertina dell'edizione inglese de Il Giovane Holden di Salinger, che raffigurava il cavallo di una giostra (se volete approfondire qui c'è la storia di quella copertina). Quattro colori vividissimi accendono il tratto caricaturale di TP, che impreziosisce la sua rilettura con citazioni visive infilate qua e là (da Star Wars a The wizard of Id, fino all'immaginario duello finale contro gli odiati Cavour e Pio IX che omaggia Sergio Leone).


(qualcuno ha detto Queen?)

"Enigma" ricostruisce la vicenda umana e scientifica di Alan Turing, riconosciuto come il padre dell'intelligenza artificiale, alleggerendo una storia drammatica con sprazzi di humour nero, atmosfera ben resa dalla scelta dei colori freddi (il rosso è dominato dal nero, dal verde acquamarina e dal viola). Anche qui le citazioni inserite da Tuono Pettinato alleggeriscono il tono del racconto senza però essere mai fini a se stesse. Un esempio su tutti l'ossessione maturata da Turing per il film “Biancaneve” di Disney, che emerge prepotentemente dai disegni quando Hitler viene raffigurato nei panni della matrigna/strega, mentre lo stesso Turing indossare quelli di Biancaneve alla fine della sua vita, dopo che la società inglese lo aveva condannato alla terapia ormonale, devastandolo fisicamente (gli era cresciuto il seno) e psicologicamente. Suggestioni rafforzate dalla morte dello scienziato, avvelenato in circostanze mai del tutto chiarite; vicino al letto dove giaceva trovarono una mela che era stata morsa.

Alla resa dei conti le bizzarrie dell'eccentrico Turing risultano ben poca cosa rispetto alla vera stranezza che ha segnato la sua e tante altre vite: la necessità da parte di chi è omosessuale di sottomettersi al conformismo e all'omologazione, dissimulando la propria natura e i propri desideri per poter sopravvivere. “Forse un amico artificiale – fanno dire Riccioni e Pettinato a Turing - con il suo pensiero elementare, potrà capirmi meglio di quanto non abbiano fatto gli umani, distratti da preconcetti, formalità, convenienze sociali che non hanno alcuna necessità logica di esistere”.  

Mercoled├Č 30 Novembre 2016, 15:47
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