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Gasp! Fumetti di Marco Gasparin

Il talento sconfinato di Lorenzo Mattotti in mostra (anzi, in due mostre)

Andare a vedere le mostre a Villa Manin mi dà un'ottima scusa per fermarmi a mangiare in una spettacolare osteria che propone piatti tipici della cucina friulana. Potete quindi immaginare lo scorno quando arrivato sul posto ho scoperto che era chiusa per ferie proprio a partire da quel giorno, tanto più che inizialmente avevo programmato la mia visita per il giorno precedente, ma ero stato costretto a rinviare (storia vera). Che nervi. Questa però non è una rubrica gastronomica, per cui passiamo al motivo della mia gita a Codroipo: la mostra “Sconfini” di Lorenzo Mattotti.



Il mio primo impatto con Mattotti è stato una decina d'anni fa quando ho comprato in edicola “Fuochi e altre storie”, all'epoca in cui Repubblica-L'Espresso aveva lanciato la collana dedicata alla graphic novel. Per il me di allora quel volume era una specie di ufo, un fumetto “altro” rispetto a qualsiasi altra cosa avessi letto fino a quel momento. Mi sembrava di avere per le mani un lavoro fatto da un pittore espressionista, che se da un lato esercitava fascino al contempo mi respingeva. In realtà ero io che lo respingevo, perché all'epoca non era nelle mie corde. Avrei imparato ad apprezzarlo solo più tardi.

Intermezzo didascalico*. Mattotti è bresciano, classe 1964 ma da anni vive a Parigi. Membro fin dalla fondazione nel 1982 del gruppo Valvoline (che contava Igort, Marcello Jori, Giorgio Carpinteri, Daniele Brolli, Jerry Kramsky e – per un periodo – Massimo Mattioli e Charles Burns) si impone all'attenzione con “Il signor Spartaco” (1982), disegnando vignette a colore pieno, ossia senza la linea a china a separare le forme, e usando i pastelli a olio con uno stile marcatamente personale. Nel 1984 pubblica “Fuochi”, accolto come il suo capolavoro. “La figuratività di questo lavoro è ispirata a diversi universi pittorici, come quello dei pittori Nabis (in particolare Félix Vallotton) o quello di Francis Bacon. Tuttavia Mattotti non cita questi autori, facendo piuttosto uso delle loro forme come archetipi depositati nell'immaginario visivo per esprimere con forza le emozioni dei personaggi come del paesaggio che li contiene”. Questa però non è l'unica direzione che prende Mattotti, il cui percorso artistico è segnato dalla ricerca, dallo studio dalla sperimentazione nel campo del fumetto e in quello dell'illustrazione, dove eccelle. C'è anche un Mattotti “minimal” che fa fumetti con il solo uso del pennino a punta sottile, come nel caso di “Stigmate” (1999) o “Chimera” (2011) o – sembrerebbe dalle prime immagini - dell'imminente “Ghirlanda” (2017).
 

 

La mostra a Villa Manin è una meraviglia. Non sorprende che nel 2016 in Francia sia stata “la prima esposizione non parigina per afflusso di pubblico”**. Quattrocento le opere raccolte fra quaderni, disegni, manifesti e progetti per manifesti, illustrazioni, tavole originali, tele e filmati; un percorso nella creatività multiforme – ma sarebbe il caso di dire sconfinata, per essere in sintonia con il titolo della mostra - e nell'inventiva inesauribile di quello che è considerato uno degli autori italiani viventi più importanti al mondo. Mi sono letteralmente perso a guardare i lavori esposti e ho trovato decisamente molto interessante il documentario (in proiezione a ciclo continuo) di 50 minuti su Mattotti girato da Renato Chiocca. Peccato che nella stanza l'audio si sentisse a malapena.


Il trailer del documentario

Tra le cose che mi sono piaciute di più le tavole tratte da “Stigmate” e i disegni di “Chimera”, alcune vignette dalla storia “Caboto”; e ancora le illustrazioni dei “Racconti analitici” di Freud e quelle per “The Raven” di Lou Reed. Per finire con le magnifiche e cupe illustrazioni in bianco e nero di “Hansel e Gretel”.


Va' che meraviglia

Avete tempo fino al 19 marzo per visitare la mostra, cosa che vi consiglio calorosamente di fare. Intanto negli spazi di Casa Cavazzini a Udine è stata inaugurata un'altra esposizione dedicata ai primi anni di carriera dell'artista bresciano: “Mattotti. Primi lavori”, complementare alla mostra di Villa Manin. Chiuderà il 4 giugno.


* per questo paragrafo ho saccheggiato “Breve storia della letteratura a fumetti” di Daniele Barbieri, Carrocci editore.

** la mostra arriva in Italia dopo aver visto la luce a Landerneau, sede della Fondazione Hélène & Édouard Leclerc, ed è stata ripensata dallo stesso Mattotti per Villa Manin secondo un percorso intimista: “si è scelto di seguire gli umori e i pensieri dell’artista, con un andamento casuale e allo stesso tempo contingente, per raccontare come la sua espressione d’artista venisse improvvisamente interrotta dal mestiere dell’illustratore, chiamato ad affrontare urgenti temi di cronaca”.

Martedì 28 Febbraio 2017, 18:08
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