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Obama chiama Monti e Merkel
«Bisogna rafforzare l’eurozona»

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di Luca Cifoni

ROMA - Il tasso di riferimento della Bce resta fissato all’1 per cento, ma Francoforte continuerà a garantire alle banche liquidità illimitata per tutto l’anno. Mentre prosegue il pressing del presidente Obama sui leader europai, Mario Draghi ha forse deluso le attese di chi si attendeva una mossa immediata sui tassi di interesse, e magari ipotizzava una nuova tornata di operazioni straordinarie Ltro. Ma nonostante tutto le sue parole sono state seguite da una reazione positiva dei mercati. Tra le Borse europee Milano è stata la migliore con un rotondo +3,5 per cento. Ma anche Parigi, Londra, Francoforte e Madrid hanno fatto segnare aumenti superiori ai due punti percentuali. In serata anche Wall Street ha imboccato con decisione la via del rialzo, dopo che il Beige book della Fed aveva confermato le prospettive di crescita dell’economia americana nel medio periodo: alla fine il Dow Jones ha chiuso a +2,35 %, il Nasdaq a +2,40. Anche sul mercato obbligazionario si sono visti segnali di distensione: gli spread di Italia e Spagna nei confronti della Germania sono migliorati: in particolare il differenziale tra Btp e Bund è sceso a quota 430.

Draghi ha risposto a Barack Obama a proposito delle colpe della crisi, rifiutando la tesi che possano essere attribuite solo all’Europa. Proprio il presidente americano sta continuando la sua offensiva politico-diplomatica: ieri ha chiamato Mario Monti, con il quale ha convenuto sulla necessità di «rafforzare la capacità della zona Euro di rispondere alla crisi e stimolare la crescita in Europa». Ed una telefonata da Washington è arrivata anche ad Angela Merkel, mentre martedì sera c’era stato un colloquio con il premier britannico Cameron. Il portavoce della Casa Bianca ha poi spiegato che Obama Draghi e Merkel «sono d’accordo sull’importanza di intraprendere passi per rafforzare l’area euro e la crescita in Europa e a livello globale». Il presidente americano, impegnato in una dura campagna elettorale, spinge per una soluzione in Europa che allontani i rischi di caduta dell’economia anche negli Usa.

Da parte sua però il numero uno della Bce ha voluto ribilanciare il quadro ricordando quanto successo in passato. «L’Europa ha le sue responsabilità per la crisi ma anche gli altri Paesi hanno i loro problemi, quindi non è giusto, equilibrato, dire che l'Europa è la causa principale della crisi» ha sintetizzato; ed ha poi citato il caso Lehman Brothers, argomentando che l’attuale situazione dell’eurozona «non è confrontabile» con quella del settembre 2008, quando esplose la crisi bancaria americana.

Draghi ha poi ribadito un auspicio già espresso dal governatore della Banca d’Italia Visco: i leader europei devono far conoscere la propria visione sul futuro della moneta unica, perché gli osservatori ed in particolare i mercati «sottostimano la forza dell'impegno politico da parte dei Paesi membri». Le previsioni economiche della Bce sono sostanzialmente rimaste invariate, anche se gli indicatori disponibili fanno pensare ad un «indebolimento della crescita nel secondo trimestre», in un contesto di «prevalente incertezza». Le aspettative di inflazione sembrano essere in linea con l’obiettivo della banca centrale, una crescita dei prezzi leggermente al di sotto del due per cento nel medio periodo.

La decisione sulla scelta di lasciare invariati i tassi non è stato unanime. Quanto ad un possibile nuovo ricorso ad operazioni straordinarie, Draghi non lo ha escluso per il futuro, ma ha ricordato che l’asta Ltro di febbraio deve ancora dispiegare in pieno i suoi effetti.

Giovedì 07 Giugno 2012 - 09:22
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