ROMA - «Ho avuto paura di morire, ma soprattutto di rimanere ferito e invalido vedendo puntato contro di me quel fucile. In quei momenti pensavo ai miei cari, ai miei genitori anziani». Così Carmine Mormandi racconta, ai microfoni di Tgcom24, il sequestro di cui è stato vittima ieri negli uffici dell'Agenzia delle Entrate a Romano di Lombardia, in provincia di Bergamo.
«Sto bene, non ho riposato a causa della tensione accumulata», aggiunge. Il sequestrato, Luigi Martinelli di 54 anni, «si è accanito contro di me, non so perchè, anche a parole -racconta l'ultimo dei 15 ostaggi liberati in serata-. Ha tenuto proprio me perché io sono entrato dopo l'irruzione e quando ho visto le mie colleghe terrorizzate scappare via, io sono andato là. Appena sono arrivato lui mi ha guardato e mi ha preso di mira senza motivo. Lui dice che era assillato da qualcosa che non ho capito. Io ho provato a chiedergli qualcosa e alle mie domande non ha risposto. Ha detto che era disperato, ha più volte indicato me in quanto impiegato dell'Agenzia delle Entrate».
In quelle lunghe ore «ho mandato messaggi continuamente sms col cellulare a mio nipote a alla mia compagna. Dopo mezzoretta che inviavo e ricevevo messaggi, mi ha sequestrato il cellulare. Poi mi ha chiesto dell'acqua e lì potevo scappare ma vicino a me c'era quel carabiniere (il brigadiere che ha curato la trattativa, ndr) che è stato bravissimo. Gli ha parlato cautamente, gli ha fatto raccontare della famiglia, gli ha fatto delle battute e scherzava in dialetto». Nonostante la presenza del militare, la paura di morire è stata tanta.
«Al brigadiere Martinelli ha spiegato che voleva le telecamere e poi, ha spiegato che ce l'aveva con Monti. In tutto questo il carabiniere ha continuato ha scherzare e sdrammatizzare con il sequestratore mantenendo la calma. È stato bravissimo», conclude il dipendente dell'Agenzia delle Entrate.