ROMA (29 luglio) - Sì definitivo della Camera alla manovra economica. Il testo, su cui ieri il governo aveva incassato ieri la fiducia, è passato a Montecitorio con 321 sì, 270 no e 4 astenuti. Anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è giunto nell'Aula di Montecitorio per il voto finale sulla manovra economica. Berlusconi ha preso posto ai banchi del governo, gremiti di ministri e sottosegretari.
E' legge quindi il decreto che contiene le misure della manovra da 24,9 miliardi. Gli aggiustamenti in corso d’opera ci sono stati, come quello sugli enti da tagliare o sugli assegni di invalidità; ma i capisaldi della manovra non sono stati alterati: rimane il taglio da 4,5 miliardi nei trasferimenti alle Regioni che ha provocato le durissime proteste bipartisan dei governatori; rimangono le misure sugli statali (blocco del turnover, riduzione degli stipendi sopra i 90.000 euro); restano la finestra mobile per le pensioni d’anzianità, l’innalzamento a 65 anni per la previdenza delle statali e l’aggancio dell’età all’aspettativa di vita, a partire dal 2015.
«C'è un clima di difficoltà economica che nasce da Oltreoceano e per sopperire all'esigenza della riduzione del debito si è fatta una manovra dolorosa in cui si chiedono sacrifici ai cittadini italiani», ha affermato il presidente del Senato, Renato Schifani, augurandosi che «gli italiani abbiano bene a mente che l'esigenza primaria è la tenuta dei conti».
«Non è con la demagogia che si risolve il fatto che i tagli della manovra sono insostenibili», ha ribadito oggi il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Vasco Errani. «La nostra posizione - ha chiarito Errani - non cambia: la manovra per le Regioni è iniqua, pesa sui servizi che le Regioni finanziano a favore dei cittadini, delle imprese, delle famiglie».