TREVISO (8 febbraio) - (MaC) «Come si fa a sopravvivere ora? Come si può sopportare tutto questo?». Lo ripete di continuo Patrizia, stretta tra le braccia del suo compagno Claudio. Sono quasi le nove di sera quando rientra nella sua abitazione di via Vecellio. È distrutta, stremata da un dolore che la scava dentro. «Non riesco a capire, stava bene. Veronica non ha mai bevuto, mai un vizio, era tranquilla, amava tanto la musica, le piaceva anche fare la dj. È tornata a casa verso le quattro, mi ha anche chiesto scusa per avermi svegliato, ma noi mamme finchè i figli non tornano restiamo in attesa. Era normale, come sempre. Poi siamo andate a letto, ma io dopo una mezzoretta ho sentito il bisogno di andare a vedere come stava, mi pareva che respirasse male. E l’ho trovata lì, nel suo letto, in fin di vita. Ho cercato di far di tutto, poi ho chiamato l’ambulanza, ma non ce l’ha fatta. Non so dire cosa sia accaduto: lei era speciale, unica, e ora non c’è più».
Veronica frequentava il primo anno della facoltà di Scienze della comunicazione a Trieste. Un po’ di giorni li trascorreva nella città di frontiera, altri stava con il papà, Michele Squizzato, e il fratello nella casa di Mogliano, altri ancora con la mamma, Patrizia, che fa la stilista. Come sabato.
Il dramma della sua morte presto è corso di bocca in bocca: "Se ne va una stella" hanno scritto gli amici in Facebook. Ciao, Veronica.