CONEGLIANO (23 novembre) - La mano guidata da lucida follia e in corpo tanto alcol. A distanza di tre ore dal fermo, il responso è delle 5.30 del mattino, le analisi del sangue del 19enne parlano di 1,66 grammi d’alcol per litro di sangue.
«Il Questore ha messo sotto pressione i locali pubblici e non ha torto nel perseverare». Così il commissario Giovanni Di Matteo conferma la linea dura dei controlli: «C’è un potenziale di pericolo enorme, per le sostanze che vengono consumate all’interno dei locali e per quello che può accadere. I ragazzi arrivano da lontano, si ubriacano in modo sconsiderato, fino a non capir più nulla e ripartono il mattino seguente. Si tratta di aree che necessitano di un controllo costante per garantirne la sicurezza». Il tutto si svolge in un club privato nella zona dei Campidui; fino a qualche tempo fa nei paraggi c’era anche il Rumba, frequentato dai trans. Anche qui c’erano stati episodi simili, che hanno portato alla sua chiusura "coatta".
Sabato sera Caneva arriva allo Zion in auto, assieme al fratello di 20 anni e ad un amico diciottenne, dopo essere partiti alle 19 dal Veronese dove Giorgio Caneva abita a Minerbe, paese di 5 mila anime. Vogliono seguire l’unica data nel nordest dei Bloody Beetroots, gruppo punk rock. Arrivano in via Vazzoler assieme a centinaia di ragazzi, Caneva indossa la maglietta del gruppo. Inizia la serata con un mix di musica e alcol mentre il ragazzo stringe nel pugno un coltellino: la lama di 10 centimetri e il manico in legno. Musica elettronica e luci, i fans si scatenano e iniziano a ballare, si spintonano l’un l’altro, si strattonano. In gergo lo chiamano “pogare” ed è a quel punto che dev’essere scattato qualcosa nella mente di Caneva che prima ferisce alla schiena un ragazzo e poi sferra una coltellata ad una ragazza, entrambi padovani.
Attorno a lui nessuno si accorge di nulla. Le sirene dell’ambulanza e quelle della Polizia, all’esterno del locale, richiamano un capannello di persone. Inizia il passaparola. Caneva si rende conto di essere stato scoperto e la sua mente diventa razionale. Va verso l’auto e si leva la maglietta nera; i testimoni avevano descritto l’accoltellatore come un ragazzo dai capelli scuri, maglietta nera e jeans chiari. Ora indossa una maglia bianca e si disfa del coltellino, che gli agenti cercheranno inutilmente. Quando gli chiederanno ragione del sangue sui suoi pantaloni, risponderà di essersi ferito al mignolo. Più difficile giustificare le 40 lattine di birra che i tre avevano in auto assieme a un bastone di ferro e a un altro coltellino.