BELLUNO - Uniti, fino alla fine, dalla loro grande passione: la montagna. Ne avevano fatto quasi una missione, entrando nel Soccorso Alpino o aspirando ad entrarci. Non era solo una passione istintiva, irragionevole, ma qualcosa di più.
La storia di Maudi De March parla per tutti: laurea in lettere con 110 e lode su Luis Trenker, il regista che ha fatto la storia del cinema di montagna. Perché per Maudi quelle pareti erano qualcosa di più che un gesto tecnico. Dino Buzzati era la sua passione, al punto da essere una delle colonne dell’associazione culturale bellunese. E come lui scriveva, tanto, su quei monti che da sempre scatenavano la sua fantasia. Anche sulle pagine del Gazzettino di Belluno, dove trattava di sport ma anche di cronaca, oltre che di cultura. Maudi era davvero un ragazzo fuori dal comune. Non solo per le sue qualità intellettuali, ma soprattutto per quelle umane. Viveva da 36 anni nella sua piccola Lamosano di Chies d’Alpago, assieme alla mamma Dina e alla sorella Anna, ma guardava lontano. Scarponi ben piantati sulla sua terra, ma orizzonti infiniti.
La stessa passione che aveva travolto anche Andrea Zanon, 38 anni, anche lui di Chies d’Alpago, nella frazione di Codenzano. Da qualche tempo viveva con la compagna, che gestisce un negozio di articoli sportivi a Domegge, nella vicina Ponte nelle Alpi. Faceva il falegname artigiano ed era molto impegnato nell’associazionismo, oltre che uno dei membri più conosciuti del soccorso alpino dell’Alpago.
Il più giovane dei tre, David Cecchin, aveva 28 anni e viveva a Belluno. Aveva un’altra grande passione, oltre che per la montagna: la mountain bike. Aveva smesso da pochi anni con l'agonismo dopo essere stato per tanto tempo uno dei punti di riferimento dell'off road provinciale. David, che viveva con i genitori, coniugava l'attività sportiva con gli studi di ingegneria, era uno sportivo a tutto tondo: talvolta correva anche a piedi e d'inverno si cimentava nello sci alpinismo.
«Nelle categorie giovanili era più che una promessa, aveva ottenuto risultati importanti» lo ricorda Valter De Cian, oggi presidente del comitato provinciale della Federazione ciclistica italiana e presidente del Bettini bike team quando David correva con la squadra. Dopo aver terminato con le gare non si era staccato dal mondo delle due ruote: collaborava, ad esempio, con l'organizzazione degli Internazionali d'Italia cross country a Lamosano e con l'organizzazione di alcune gare giovanili, ambito quest'ultimo al quale il papà Fulvio e la mamma Rita dedicavano tanto lavoro e passione.
Ieri a Lamosano si festeggiava il patrono, San Lorenzo. «Per noi è diventata una tragedia - commenta il vice sindaco di Chies Daniela Coden -. per i ragazzi, per Maudi, che era il perno intellettuale e operativo della nostra comunità. Abbiamo annullato i festeggiamenti. Nessuno di noi ha più parole».