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Musicista di 37 anni trovato impiccato
in casa: distrutto per la morte del padre

Cristiano Durante lavorava in una casa di riposo sul Montello
Gli amici della band: «Era molto sensibile, parlava poco di sé»

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di Valeria Lipparini

TREVISO - Non aveva più note, né musica. Dentro al cuore solo gelo, solitudine. Disperazione. Noto cantautore, paroliere dalle rime poetiche, sulla scia dell’inconfondibile De André, Cristiano Durante, 37 anni compiuti a maggio, si è tolto la vita impiccandosi alla finestra del soggiorno, nella casa di Povegliano, in via Sant’Antonino, dove abitava da solo dopo la recente scomparsa del papà. La mamma l’aveva persa quando era ancora bambino.

Due dolori dei quali non parlava mai, nemmeno con gli amici più intimi. Due sofferenze che teneva nascoste in fondo all’anima. Poi, l’unione non facile con una ragazza. Erano insieme da tempo, ma il rapporto si era allentato. Difficile, però, capire la ragione di un gesto che ha lasciato attoniti amici e conoscenti. In casa non è stato trovato alcun biglietto per spiegare il male di vivere che lo aveva colto, probabilmente, da tempo. I carabinieri, sono intervenuti ieri verso le 10 perchè Cristiano non si era recato al lavoro, come faceva puntualmente ogni mattina.

Lavorava come operatore sanitario alla casa di riposo Guizzo Marseille di Selva del Montello, ed era stato promosso da poco. Hanno suonato invano il campanello. Nessuno apriva. Poi, i vigili del fuoco sono entrati nell’appartamento e hanno scoperto il corpo senza vita di Cristiano Durante. Nel pomeriggio, i militari dell’Arma hanno sentito i conoscenti, la ragazza di Cristiano e gli amici per cercare di capire il motivo dell’estremo gesto.

«Era contento. La sua posizione lavorativa era migliorata, era diventato responsabile di settore, lo stipendio era sensibilmente aumentato e non aveva più i turni di notte che, ultimamente, non sopportava più» racconta Matteo Gasparin, chitarrista della band Philarmonia Astuta, con la voce rotta dall’emozione. Mentre gli altri amici, i musicisti che con lui arrangiavano brani che assomigliavano a poesie, scuotono la testa. «Non ci aveva detto nemmeno di avere una sorella. Non sapevamo nulla di lui, eppure era un amico gentile, sempre presente, di una sensibilità che riversava in quei testi, dove parlava di tutto. Ma mai di se stesso».

Parlano di "Tano" come se ci fosse ancora: «Non ci aspettavamo una fine così improvvisa, così dolorosa. Non abbiamo capito che aveva bisogno di noi, altrimenti lo avremmo aiutato. Aveva due vite parallele: una era quella che viveva con noi e una era la sua vita privata. E lì noi non eravamo ammessi».

Venerdì 10 Agosto 2012 - 09:09    Ultimo aggiornamento: Sabato 11 Agosto - 14:49



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