"Casa di reclusione donna", a Venezia
il carcere modello per madri detenute

Una cella del carcere della Giudecca (archivio)
VENEZIA - Il riconoscimento è autorevole. E arriva dal "cuore" del Vecchio Continente: il carcere femminile della Giudecca è stato definito un istituto all’avanguardia soprattutto nella tutela e nella difesa dei bambini figli di donne detenute. Ieri mattina Maud De Boer, vicesegretaria del Consiglio d’Europa che ha sede a Strasburgo, ma che ha anche un ufficio di rappresentanza a Venezia, ha visitato l’istituto di pena riuscendo a vedere i primi passi del progetto "Casa di reclusione donna", allestito anche con la collaborazione della cooperativa Il Cerchio, che, dal prossimo settembre diventerà completamente operativo e consentirà alle donne recluse di vivere con i loro bimbi, ma soprattutto darà a quest’ultimi l’opportunità di vivere una vita normale senza alcun tipo di "costrizione".

«Si tratta di un caso unico in Italia e che anche altre nazioni europee - ha detto De Boer - dovrebbero seguire. In questa struttura le donne carcerate potranno vivere scontando la loro pena come se fossero fuori dalle mura del carcere». Il riconoscimento del Consiglio d’Europa rientra anche nelle iniziative di tutela dei minori avviate dall’organismo di Strasburgo che si occupa di diritti civili e delle minoranze.

Sabato 16 Giugno 2012



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