Tornano dall'Argentina e trovano l'attico
all'asta: «Vogliono "rubarci" la casa»

Rimpatrio con sorpresa per due fratelli: il loro appartamento
è distrutto e messo all'incanto per spese condominiali arretrate

PER APPROFONDIRE: padova, fratelli, argentina, casa
Attico in centro a Padova: amara sorpresa per due fratelli (archivio)

di Lino Lava

PADOVA - Finalmente l’Italia. Dopo una vita passata in Argentina, dove il padre ha anche costruito l’Ambasciata d’Italia, l’ingegner Nestore Bruno e la sorella Teresa Matilde Biasutto volevano ritornare a Padova. Sì, nell’attico circondato dal verde, davanti alle cupole della Basilica del Santo. Dove hanno vissuto i loro ultimi anni il padre e la madre. Ma in quella casa non ci hanno mai potuto mettere piede.

La sorpresa. L'immobile è distrutto. Buchi alle pareti, tubi tagliati, gli scarichi degli altri appartamenti che arrivano in casa, per non parlare della razzìa delle cose di valore che è stata fatta. Così da anni vivono in albergo, però adesso sono stanchi di lottare davanti ai giudici del Tribunale civile per vedere riconosciute le loro ragioni. L’ultima causa riguarda la probabile asta del loro attico, per via delle spese condominiali non pagate. Si tratta di meno di ventimila euro, ma loro esibiscono già le ricevute di pagamento.

L'esposto in procura. Nelle scorse settimane hanno presentato un esposto alla procura della Repubblica. Vogliono giustizia. Dicono che gli stanno "rubando" l’appartamento. Dopo la morte dei genitori la casa è rimasta vuota a lungo. I fratelli erano in Argentina. Undici anni fa l’amministratore del palazzo si rivolse al pretore per avere le chiavi dell’appartamento. C’erano da fare dei lavori nell’edificio e bisognava passare di lì. Quanti anni è rimasta aperta la casa per i lavori?

Appartamento reso inagibile. È stata Teresa Matilde Biasutto a scoprire il disastro nell’appartamento. E si rese subito conto che l’attico non era più abitabile. Quindi, iniziarono le cause civili: i fratelli volevano che tutto fosse rimesso a posto. Erano ancora in Argentina quando la loro banca italiana li informò che la casa stava per andare all’asta. E qui inizia il disastro. La casa stava andando all’incanto senza che ne sapessero nulla. Sono cittadini argentini e gli atti dovevano essere notificati nel loro paese di residenza. Hanno in mano la dichiarazione del ministero delle Relazioni estere argentino, nella quale si legge che non è mai arrivata una rogatoria dall’Italia. Nasce da questo fatto il loro sospetto che qualcuno voglia "rubargli" la casa, passando per la comodità dell’asta giudiziaria, dove si può calmierarne il valore. Ora sarà la procura a ricostruire tutti i passaggi della vicenda.

lunedì 11 giugno 2012



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