«Vi sistemiamo la casa»: dopo il tornado
di Vallà riducono sul lastrico padre e figlio

Operaio disabile raggirato per tre anni: invece dei fondi
per la ricostruzione si è trovato con 60mila euro di debiti

I resti di alcune case dopo il passaggio del tornado (archivio)

di Andrea Zambenedetti

TREVISO - Tre anni fa un tornado aveva messo in ginocchio Vallà di Riese Pio X, annichilendo imprese, attività commerciali e privati. Martedì, ricorrenza della catastrofe, i carabinieri di Castelfranco hanno depositato in Procura la denuncia a 4 sciacalli i quali, approfittando di quel drammatico evento, hanno ridotto sul lastrico un 38enne e l'anziano padre.

Approfittando della loro creduloneria li hanno raggirati e depredati di 60mila euro. Una condotta che li ha fatti finire sul registro degli indagati con l’accusa di circonvenzione d’incapace.

I fatti. Pochi giorni dopo il disastro a casa dell’uomo, operaio in mobilità, si sono presentati in tre: un pizzaiolo, un sedicente avvocato ed un fantomatico intermediatore. In poco tempo i tre hanno conquistato la fiducia dell'uomo facendosi affidare le pratiche per la sistemazione della casa. Gli avevano anche promesso, approfittando della sua ingenuità, che da quel tornado lui avrebbe potuto realizzare molti soldi e aprire un agriturismo. Così per avviare le pratiche il 38enne ha firmato un primo assegno da 1200 euro. Poi la sceneggiata. La casa aveva almeno 50mila euro di danni. Un'impresa ha fatto qualche lavoretto, il minimo indispensabile, rendendola di nuovo vivibile.

Nel frattempo a Vallà è arrivata una fattura gonfiata, intestata ad una ditta calabrese, con un importo dei lavori eseguiti da 54mila euro. Documento poi utilizzato dai tre per chiedere il finanziamento a fondo perduto della Regione. A quel punto, assieme al 38enne, sono andati tutti in banca a Scorzè dove l’operaio ha chiesto e ottenuto un mutuo da 33mila euro. Soldi subito girati alla banda con un assegno. Stessa procedura e stesso risultato anche per il fido da 6mila euro ottenuto a Romano d'Ezzelino. Non basta, perché la gang ha provveduto a fargli vendere due trattori, con regolare contratto e firma autentica, a venditori ignoti, mettendosi in tasca 15mila euro. I 4 malviventi hanno anche stipulato numerosi contratti telefonici, tutti intestati al 38enne che ovviamente di Blackberry, i-Phone e schede telefoniche (5 quelle recuperate dai carabinieri) non ha mai visto neppure l'ombra.

È a quel punto che sono arrivati i carabinieri, diretti dal capitano Salvatore Gibilisco, che con perizia hanno ricostruito gli intrecci e denunciato R.C., 41enne pizzaiolo di Belluno, C.G., 57enne di Lecce, M.R. 52enne di Venezia e R.E. 41enne di Noventa Padovana, accusandoli di circonvenzione di incapace e truffa. I carabinieri hanno anche fatto seguire il 38enne, che nel frattempo ha accumulato debiti per 60mila euro (e la casa è ancora da riparare), dai servizi sociali oltre a sequestrare alla banda un conto con 30 mila euro che potrebbero esser restituiti alla vittima per l’anniversario della tromba d’aria.

Venerdì 8 Giugno 2012



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