I militanti del Nordest increduli: «Ditemi
che non è vera la storia del Trota...»

La fede nel Carroccio messa alla prova: "la base" si divide tra
chi non crede più alla diversità leghista e chi vede il complotto

Un sostenitore della Lega alla Festa dei popoli padani del 2009 (archivio)
VENEZIA - «Ditemi che è una bufala, ditemi che non è vera quella storia del Trota che oggi è in vacanza in Marocco?». È quasi una supplica quella di Beppe che interviene ai microfoni di Radio Padania nel programma aperto al pubblico "Che aria tira". «Sì, invece, lo dicono le agenzie», replica il conduttore. Mannaggia alla miseria, mannaggia...», esclama esterrefatto il radioascoltatore di fede padana prima di chiudere il telefono.

È messa di nuovo alla prova la fede leghista, da ieri alle prese con la notizia che il fondatore del movimento, l’ideatore del sogno, Umberto Bossi, e due dei suoi figli hanno ricevuto un'informazione di garanzia. La base si sfoga con la radio amica e si divide tra chi difende senza tentennamenti il suo leader, parlando ancora di complotti, magari orditi per danneggiare l’unica forza politica all’opposizione del governo Monti, e chi non è più disposto a concedere attenuanti.

«Ammiro come Bossi si è presentato alla gente come persona integerrima onesta e pulita - dice Giovanni da Mestre - ma mi sa tanto che aiutava solo se stesso e la sua famiglia perché di soldini ne mancano tantissimi». «Mi aspettavo che arrivasse ancora fango sul Carroccio - replica Giorgio da Schio - farà breccia da qualche parte, ma non ci credo più all'informazione di regime».

I militanti sono disorientati, qualcuno non crede più nella presunta diversità leghista. «Ci sono fatti eclatanti in ballo, ci sono delle prove eclatanti, di una cartellina con fatture e documentazioni della famiglia Bossi - argomenta Fabrizio da Casate Novo - Non puoi pagare il dentista con i soldi pubblici». Interviene una signora ottantenne che si dice leghista da sempre (e juventina). «Bossi è una povera vittima dei suoi figli e sta pagando per le loro colpe - afferma - Purtroppo alle volte i figli riservano brutte sorprese, hanno poi preso il sopravvento durante la sua malattia, ma lui è un'ottima persona, ha dato tanto alla Lega».

«Mi sta sulle balle che ci sia questa leggerezza - accusa invece Franco da Senago - Sono soldi del partito? Allora si facevano le cose dichiarate, in vent’anni di Lega non abbiamo concretizzato le cose». «Sono schifata da 'sti abitanti della Padania» rincara un'altra radioascoltatrice di Angera e mette giù. Un po’ di sereno lo regala la telefonata di Marisa da Torino in cui annuncia che proprio ieri ha fatto la tessera della Lega dopo anni di fede nel Partito Democratico. E ci ha ripensato? le chiede quasi incredulo il conduttore. «Ma neanche per sogno - risponde con voce squillante - Sono felicissima». «Viva Bossi, viva Bossi, viva, viva», urla Luisa da Turbigo, mentre dal bergamasco in dialetto strettissimo un altro leghista riassume il concetto di fedeltà: «O sei leghista o non lo sei. E se lo sei voti Lega e basta». Anna da Treviso: «Stiamo con i nervi calmi». Sergio di Milano usa l’ironia: «E proprio in questo frangente Maroni dice fuori i ladri dalla Lega». «Non molliamo, viva Maroni, si va avanti - incita Simone da Como - Continuano a massacrarci ma io sarò sempre leghista».


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Giovedì 17 Maggio 2012



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