Il tabaccaio che ha sparato e ucciso:
non è il carnefice, semmai una vittima

Caro direttore,
il tabaccaio di Correzzola che ha sparato e ucciso uno dei rapinatori è stato accusato di omicidio volontario. Ogni persona ragionevole riesce a immaginare quanto di imprevedibile possa essere accaduto quella notte: terrore, paura per i famigliari, preoccupazione per la proprietà. Il pm sostiene che i rapinatori erano disarmati e quindi sarebbe bastato sparare in aria.
Se invece fossero stati armati, questo sarebbe bastato per farsi ammazzare! Nessuno tocchi Caino, gli Abele possono tranquillamente morire tutti.
Maurizio Manaigo
Padova


Caro lettore,
credo la morte di un ragazzo di vent'anni (questa era l’eta del rapinatore) debba sempre rattristare e penso anche che non ci sia alcun motivo alcuno per gioire, come ho purtroppo sentito fare da qualcuno, per ciò che è successo a Correzzola. Ciò detto, non riesco a non provare anche solidarietà verso Franco Birolo, il tabaccaio che ha sparato uccidendo un giovane rapinatore che stava svaligiando il suo negozio. Non so se per la legge sia colpevole, a me appare una vittima più che un carnefice.

Non mi piace il Far west, ma mi interrogo su uno Stato che non è in grado di garantire le condizioni minime di sicurezza dei propri cittadini e poi li indaga per omicidio volontario e magari li condanna, quando costoro si trovano nella condizione di difendersi. E mi chiedo: è giusto? Non conosco Franco Birolo. Le poche parole ("Sono sconvolto per la morte di quel ragazzo") che ha pronunciato dopo la vicenda che lo ha sciaguratemente visto protagonista, mi fanno pensare a una persona normale, niente affatto animata dal desiderio di farsi giustizia da sè.

È un cittadino come tanti, con un lavoro che, non certo per sua scelta, lo ha costretto a vivere in prima linea, quotidianamente esposto alle insidie di una criminalità pervasiva e spesso senza scrupoli. Ha sparato e ha ammazzato. Potrei sbagliarmi, ma non penso lo abbia fatto per sete di vendetta e neppure per uccidere. Ha cercato di difendere il suo lavoro, il suo negozio, la sua famiglia e anche la sua dignità. È lui il colpevole? È un assassino? Con tutto il rispetto per le leggi e per il lavoro dei magistrati, faccio fatica ad accettarlo.

sabato 28 aprile 2012



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