Treviso. Il passato remoto di cuocere?
«Cucino, anzi no: cocessi»/ Video
La dirigente scolastica provinciale accusa gli studenti di non
conoscere la lingua italiana e alcuni dimostrano... che è vero
di Beatrice Mani
TREVISO (28 luglio) - La dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale, Giuliana Bigardi, ieri era stata chiara: in italiano gli studenti della Marca sono degli irrecuperabili "somari". La Bigardi non aveva lasciato molto spazio alla difesa degli studenti di medie e superiori: la grammatica per molti di loro sarebbe un libro polveroso e poco consultato.
Non volevamo crederle e per questo abbiamo verificato di persona per le strade del capoluogo, Treviso, chiedendo ai "giovani veneti" di prestarsi ad un gioco: il quiz di grammatica italiana.
Le domande sono state più o meno le stesse per tutte. E non è un caso che si parli al femminile: già, perché a prestarsi al nostro gioco sono state solo le studentesse (alcune di loro non sono state mostrate in volto perché minorenni). A quanto pare i maschietti trevigiani temevano la brutta figura sul web.
Abbiamo chiesto alle studentesse di coniugare alcuni verbi e di spiegare l'ortografia di alcune parole. Un esempio? Il participio passato del verbo esigere: esatto; il passato remoto di cuocere che ha regalato molti occhi sbarrati e punti interrogativi sopra la testa, quando non è stato direttamente scambiato con cucinare, o magari il congiuntivo imperfetto di fare.
La Bigardi aveva ragione: non ci siamo, fatta qualche eccezione le studentesse hanno dimostrato di essere un tantino "confuse".
Sull'ortografia va meglio. Certo, alcune ragazze sono convinte che qual è si scriva con l'apostrofo fra la l e il verbo essere o che nella parola conoscenza da qualche parte debba essere inserita una i, ma sono "dettagli". Non ci credete? Basta guardare i video.
VIVA IL PASSATO REMOTO. Esso non produce cacofonia alcuna. Cossi, c(u)ocesti cosse, c(u)ocemmo, c(u)oceste cossero.
USARE SEMPRE IL PASSATO PROSSIMO CREEREBBE UN APPIATTIMENTO DELLA LINGUA. (pres. ind + p.p. di un verbo es. ho cotto). VIVA LE IRREGOLARITA' E LA COMPLESSITA DEI VERBI ITALIANI.
Saluti e buon lavoro a tutta la redazione.
commento inviato il 08-09-2010 alle 21:15 da marco
x commento inviato il 03-08-2010 alle 23:17 da Giulia
L'articolo pone in evidenza l'impreparazione dei ragazzi.
Dunque, i ragazzi intervistati sono suppergiù nell'età tra la fine delle medie e l'inizio delle superiori quindi hanno alle spalle 8 anni di scuola.
Al di là di tutte le colpe che si possono dare ad altri soggetti esterni alla scuola si evince che in otto anni la scuola ha fatto un lavoro pessimo (ma non mi riferisco solo alle intervistate, ci mancherebbe) perchè le cose che vengono spiegate sono le stesse che venivano spiegate dieci, venti, trenta, quaranta, cinquanta anni fa e oltre.
Dare colpe magari ai mass media o agli sms è quanto mai ridicolo perchè ricordo che i professori ci tenevano lezioni sugli errori dei giornali e della tv già qualche decennio fa.
Non credo che per spiegare una coniugazione o l'uso sintattico di avverbi, aggettivi o altro ci sia bisogno di centomila computer, 80 professori, e 18 miliardi di persone in ausilio ad una sola classe.
La mia maestra e i miei professori ce la facevano da soli senza tanto diventare matti e dei risultati sufficienti li ottenevano in scioltezza (esclusi però quei professori che aspettavano solo il 27 del mese).
E poi ripeto che di "cossi", di "esatto" (in quanto participio), della "i" se va in mezzo ad una parole o no, non gliene può fregar di meno a nessuno, o meglio, un vizio di forma non dovrebbe essere considerato tanto grave come se si trattasse della vera sostanza.
Se uno scrive "sufficente" e "scenza" lo capisco ugualmente ed è quello che conta.
commento inviato il 06-08-2010 alle 00:58 da alex
Io non ho nulla da dire in merito all'uso corretto delle lingue locali non perchè non le apprezzi (sa bene che mi sono sempre espressa a favore della loro salvaguardia e tutela) ma perchè non le conosco abbastanza da potermi esprimere sul loro uso corretto o meno. Per questa ragione parlo dell'italiano (di cui si occupa tra l'altro l'articolo), che ritengo di conoscere meglio. A mio avviso, anche se (come le ho già detto) nella mia lingua locale di origine non esiste il passato remoto, io lo trovo non solo utile ma anche elemento di ricchezza della temporalità delle azioni nell'italiano. Non solo sud direi (nel quotidiano non è usato il remoto ovunque) ma anche tanta e tanta letteratura ... Insomma esistono diversi usi della lingua. E' ovvio che lei può pensarla diversamente. Sono certa, invece, che converrà sul fatto che il patrimonio delle nostre conoscenze sia sempre valore aggiunto. Pertanto, possiamo amare una lingua più di un'altra, ma conoscerne più di una non può che essere un bene. Consente infatti non solo di comunicare con un numero maggiore di persone ma anche di confrontare somiglianze e differenze. E' ciò che in fondo abbiamo fatto sui tempi del passato ... Avremmo potuto senza un patrimonio comune? Pensi a quanto sarebbe affascinante farlo con l'ebraico, che a quanto pare non possiede il verbo essere ... come intendere quell'"Io sono Colui che è/sono"? Provo a pensarlo ma non ho le categorie verbali per farlo, lei ci riesce? Sono possibili le allocuzioni?
commento inviato il 03-08-2010 alle 23:17 da Giulia
x commento inviato il 03-08-2010 alle 13:15 da Giulia
Lei dice:
"Cos'è il trapassato imperfetto? Tipo trapassato prossimo?"
Sì, con trapassato imperfetto intendo dire proprio il trapassato prossimo (es: io avevo mangiato) che io chiamo (per me) trapassato imperfetto per evitare di confondermi ma poi mi dimentico di ritrasformarne la dizione in trapassato prossimo (per gli altri).
commento inviato il 03-08-2010 alle 21:12 da alex
x commento inviato il 03-08-2010 alle 13:15 da Giulia
Giulia, Lei insegna, quindi credo Si accorga immediatamente di come parlino i bambini, e non so se, in base alla Sua sensibilità, Si accorga di come i bambini veneti facciano poco uso del remoto. Ne è a contatto, li ha davanti.
Le chiedo: perchè l'italiano non viene insegnato in modo meno pesante ma più incisivo?
ancora: perchè non ci si arrabbia allo stesso modo se le forme delle lingue locali vengono deturpate dalla sintassi italiana? Non sono forse ricchezze culturali anche le lingue locali con grammatiche persino più complicate di quella italiana?
la gente qui non usa certe forme, non usa certa sintassi, non usa certi avverbi che vengono usati altrove in Italia (e viceversa naturalmente).
Non me ne frega niente di come parlino Benigni, Grillo, Baudo, o altri grandi (e piccoli) l'importante è parlare correttamente e l'assenza del remoto non dà meno correttezza di col solo prossimo altrimenti Lei fraintenderebbe ogni veneto ogni 2 secondi.
Perciò, poichè le coniugazioni dei verbi vengono fatte alle elementari la scelta personale alle medie è già interiormente fatta ed è dovuta GIUSTAMENTE E NATURALMENTE all'ambiente.
Per quanto riguarda invece il modo di mettere insieme le parole è un compito che spetta ai professori al di là delle preferenze personali dei discenti quindi se i ragazzi parlano male è inutile che l'operatore (il professore) si lamenti proprio dei frutti del proprio lavoro.
Lui è colui che insegna, non il bidello! (con tutto il rispetto per il bidello).