Udine. Un giudice scambia giorni per
apprendisti: azienda perde migliaia di euro

Gian Luca Gortani e il tribunale di Trieste
UDINE (13 giugno) - Il direttore di Confartigianato Udine, Gian Luca Gortani, non riesce ancora a capacitarsi del paradosso kafkiano di cui - spiega - ora sta facendo le spese una piccola azienda artigiana del legno, gestita da due fratelli con l’aiuto del padre. «In questo momento di crisi - dice Gortani - non è possibile che una piccola azienda artigiana, per ottenere giustizia e recuperare un credito di 3.500 euro, debba aspettare 10 anni. Non è possibile che la sentenza che le dà torto sia basata su un errore evidente e che non ci sia modo di correggerlo se non andando in Cassazione, come ci è stato detto a una prima verifica».



La storia è complicata. Come fa sapere Confartigianato (cui l’impresa si è affidata recentemente), tutto inizia nel 2001, quando gli artigiani fanno un piccolo lavoro per un privato, senza riuscire, però, a farsi pagare i circa 3.500 euro pattuiti. In seguito, scoprono che un altro creditore è riuscito a far pignorare e a mettere all’asta delle quote di una società del debitore e si inseriscono nel procedimento. L’importo incassato dal tribunale - spiegano a Confartigianato - però, non basta a pagare integralmente entrambi i creditori: il giudice, in primo grado, nel 2006 decide che entrambi sono creditori privilegiati, in quanto artigiani. Dopo un ricorso, si va in appello.



«Quest’anno la sentenza di appello di fine marzo, pubblicata a fine maggio - spiega Gortani - ha dato torto a una delle due imprese. Tre giudici della Corte d’appello di Trieste hanno sostenuto che non era un’impresa artigiana e quindi non era un creditore privilegiato. La motivazione che hanno addotto, però, è basata sulla lettura errata - sostiene Gortani - della dichiarazione dei redditi del 2000, 2001 e 2002. Hanno sostenuto che non poteva essere un’impresa artigiana perché dagli studi di settore risultava avere a libro paga 390 apprendisti e 19 autocarri. Ma è possibile che un artigiano abbia 390 apprendisti? No, infatti, è un errore. Hanno scambiato il numero di giornate lavorate che compare al rigo A07 dell’Unico con il numero di apprendisti. Dal 2000 al 2002 questa impresa aveva due apprendisti, che, nell’ultimo anno, avevano 390 giornate lavorate. E il 19 che compariva sull’Unico non è il numero degli automezzi, ma la portata degli autocarri, che sono solo due», conclude Gortani. In seguito alla sentenza l’impresa è stata «esclusa dal pagamento del credito ed è stata condannata al pagamento di quasi 10mila euro di spese legali. Adesso - dice Gortani - questi artigiani si sono affidati a noi: si rivolgeranno alla Cassazione».



Ma, prosegue, «questa è la punta dell’iceberg del problema dei tempi della giustizia civile. Con la crisi uno dei problemi maggiori è il recupero dei crediti. In questo caso sono già passati 7 anni e il credito non è ancora stato saldato. Andando in Cassazione, andranno via altri 3 anni. E così finisce che uno deve aspettare 10 anni per avere giustizia su 3.500 euro».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Domenica 13 Giugno 2010, 09:13






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