Vicenza. Lega la pistola al volante e si
spara al cuore lasciando 7 lettere d'addio

Diego Fanton e i carabinieri intorno alla sua auto a Selvazzano
VICENZA (22 maggio) - Un colpo di pistola sparato dritto al cuore per mettere fine alla sua vita. A tormentarlo da qualche tempo una profonda depressione. Ieri mattina a scoprire il cadavere di Diego Fanton, 26 anni, residente a Grisignano di Zocco (Vicenza) in via Ceresone 24 e operaio in una ditta padovana, la Tefma di Veggiano da cui si era licenziato un mese fa, sono stati due pescatori scesi lungo il Bacchiglione a Selvazzano.



L’Alfa 145 blu parcheggiata vicino ad alcuni alberi ha attirato la loro attenzione. L’abitacolo nascosto dai fogli di giornale attaccati con cura, con lo scotch. Uno spiraglio apertosi dalla parte del guidatore ha permesso di intravedere il corpo. Si è pensato si potesse trattare di una persona che dormiva, o di qualcuno che si fosse sentito male. La macchina chiusa dall’interno, nessun movimento nell’abitacolo. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per aprire lo sportello e per i rilievi il nucleo investigativo dei carabinieri di Padova.



Il giovane era seduto al posto di guida. Occhiali scuri calati sugli occhi e alle orecchie le cuffie azzurre utilizzate per tirare al poligono. Probabilmente non ha voluto ne vedere, ne sentire quello che stava per mettere in atto. Alle mani i guanti utilizzati per correre in bicicletta. A premere il grilletto della pistola, una calibro 9 regolarmente detenuta, non è stato il giovane. Forse la posizione non gli permetteva di maneggiare agevolmente l’arma puntandola contro di sé, e così ha escogitato uno stratagemma. Il grilletto della pistola legato con un filo al volante dell’auto. Quattro i colpi nel caricatore. Una volta preparato il tutto è probabile che abbia tirato la pistola verso di sé, facendo partite il colpo. Accanto a lui sette buste chiuse, ciascuna con specificato il destinatario, e un’indicazione: poteva essere letta solo quella indirizzata ai familiari.



All’interno le disposizioni di come doveva essere sepolto, gli abiti sportivi che avrebbe voluto indossare erano ripiegati all’interno di uno zainetto, e circa 13 mila euro in contanti. Quasi certamente un suicidio pianificato da chissà quanto tempo. Alla base della drammatica decisione non sembra esserci alcun problema affettivo o di lavoro, ma un profondo male di vivere. Vicino alla macchina la bicicletta da corsa, che era stata caricata sulla vettura.
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Sabato 22 Maggio 2010, 20:34






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