Profughi in Veneto, i sindaci della Lega
respingono il piano di accoglienza

Strappo con i prefetti a Venezia e a Treviso, Zaia revoca il
commissario: «Questi processi si subiscono o si gestiscono»

Sindaci della lega lasciano la Prefettura di Treviso
VENEZIA - L’altro giorno una bomba finta ad Asiago. Ieri la bomba vera, nel cuore del sistema istituzionale che sta faticosamente mettendo a punto un piano per l’accoglienza dei profughi che arrivano dal Nord Africa. Se Gheddafi voleva lanciare un ordigno umano, sotto forma di migliaia di profughi, ha raggiunto il suo obiettivo. Almeno in Veneto. Perchè ieri, in una giornata concitata, fatta di parole e di annunci, incontri e strappi, decisioni e retromarce, si è consumato il caos. Con il governatore Zaia che rimanda la palla a Roma. Con la Lega divisa tra la sua anima di lotta e quella di governo. Con i sindaci incerti tra senso di umanitarismo e praticissime questioni economiche (i profughi costano 100 mila euro al giorno secondo la Fondazione Moressa). Con i prefetti e gli amministratori locali incapaci di trovare un accordo. E con il Pdl regionale che critica Zaia per la gestione della crisi.

Ma è soprattutto il dato politico, la "questione Lega" a tenere banco. Di buon mattino il governatore Luca Zaia affida a un comunicato l’annuncio a sorpresa. Ha appena scritto a Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile e commissario di governo per l’emergenza profughi, al sottosegretario Gianni Letta, ai ministri Roberto Maroni e Raffaele Fitto. Comunica «la revoca della designazione dell’ing. Roberto Tonellato da soggetto attuatore della struttura del Commissario straordinario stesso». Era l’uomo designato per gestire l’arrivo degli stranieri in Veneto. Una decisione «insindacabile e irrevocabile» spiega Zaia, che chiede a Gabrielli di nominare «un nuovo soggetto attuatore, che possa collaborare in serenità con il prefetto di Venezia».

Le motivazioni spalancano una ridda di supposizioni. La mossa di Zaia è «dettata dal fatto che di fronte ad un problema di "dovuta e civile" applicazione di norme internazionali (la Convenzione di Ginevra), giorno dopo giorno da più parti il problema profughi è stato ed è utilizzato, a volte davvero a dismisura, ai fini della mera propaganda politica, creando evidenti difficoltà istituzionali e ambientali a chiunque cerchi di operare nel rispetto delle legislazioni vigenti».

Questa la spiegazione ufficiale. Come interpretare lo strappo? Di certo non è un gesto di sfiducia nei confronti di Tonellato, che sull’emergenza alluvione ha dimostrato grandi capacità. Zaia subisce (e critica) innanzitutto le fronde interne alla Lega, in particolare il rifiuto a discutere il piano di accoglienza da parte di Attilio Schneck e Leonardo Muraro, presidenti delle Province di Vicenza e Treviso. Il primo si è messo di traverso sulla scelta di spedire 250 stranieri a Mezzaselva, il secondo ha cavalcato il dissenso in campagna elettorale e si è poi vantato della scelta vincente.

Ma il governatore sente anche crescere i malumori della gente e dei sindaci (tra cui molti leghisti), testimoniati ieri a Venezia e soprattutto a Treviso, dove si è registrato un vero strappo con il prefetto. Insomma, non vuole restare con il cerino in mano, facendo la figura con la base leghista di essere colui che traina la macchina organizzativa dell’accoglienza, o al contrario colui che non rispetta le indicazioni che arrivano dal ministro (leghista) Maroni, con il Carroccio che non si è messo di traverso in questa delicata partita politico-sociale. Se si aggiunge il sospetto che troppi leghisti pratichino la politica dei due forni, contestatori e allo stesso tempo assuntori di responsabilità istituzionali, ecco che Zaia ha pensato di smarcare la Regione, per non restare impallinato. A costo di rimandare la palla nel campo ministeriale romano.

Nel pomeriggio spiega: «So come la pensano 5 milioni di veneti, ovvero che questa gente debba restare a casa sua. Ma so anche che di fronte a questi processi c’è solo una scelta: o li subiamo o li gestiamo. Non è data una terza via». Zaia ha praticato la strada del piano preventivo, prudenziale, per non farsi trovare impreparato. «Abbiamo proposto l’ospitalità diffusa, che ha consentito di accogliere quasi 600 persone senza che ce ne accorgessimo. Ma ogni giorno vedo sorgere problemi, prese di posizione anche politiche in una questione che andrebbe affrontata in modo pragmatico...». E allora? «Non posso diventare io quello che va avanti, assieme a pochi altri tra cui il prefetto di Venezia, mentre qualche altro ride. Se non riusciamo a praticare una soluzione casalinga, allora è meglio che le decisioni vengano prese altrove. Ma stiamo attenti, un nuovo soggetto attuatore potrebbe anche decidere monocraticamente che i profughi vanno concentrati in alcune grandi strutture».

Zaia incassa la solidarietà di Achille Variati, sindaco di Vicenza. Ma il prosindaco di Treviso Gentilini invoca l’uso dell’esercito. E Schneck ribadisce di volere chiarezza. «Perchè il nostro territorio non può diventare una discarica umana». Antonio De Poli dell’Udc si dice «perplesso» e grida che il re è nudo: «Le difficolta istituzionalì di cui parla Zaia sono provocate dai sindaci della Lega. Il problema è politico e tutto interno alla Lega».
Ma qualche altra nuvola si addensa nella casa del centrodestra al governo. «L'accoglienza dei profughi, d'ora in poi, dovrà essere gestita in maniera diversa. Servono un maggiore coinvolgimento dei territori e una distribuzione equa degli immigrati in arrivo. Non possiamo creare dei ghetti né alimentare problemi di ordine pubblico. Chiediamo al governatore Zaia un cambio di rotta».

Ha il sapore di un ultimatum la dichiarazione del gruppo Pdl in Consiglio regionale. Seguita da dichiarazioni affilate. Piergiorgio Cortelazzo: «Zaia ha fatto male ad accettare di portare in Veneto 9 immigrati su ogni cento ingressi. Si dovevano coinvolgere i territori». Costantino Toniolo: «Nella gestione dell'emergenza è mancata la fase della concertazione». Il capogruppo Dario Bond: «La problematica doveva essere affrontata in maniera diversa. Non sono convinto che tutte le persone che arrivano in questi giorni siano profughi». Detta da un non-leghista è una bella staffilata.

Giovedì 19 Maggio 2011



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