Abusi sessuali su una bambina patrigno condannato a 9 anni

Venerdì 27 Marzo 2015
UDINE - Nove anni di reclusione con interdizione perpetua dai pubblici uffici, pagamento delle spese processuali, di costituzione di parte civile, più il pagamento, a titolo risarcitorio, per le parti offese, per complessivi 42mila euro.
Questa la pena inflitta ieri dal collegio giudicante del Tribunale di Udine, presieduto dal giudice Carla Missera, nei confronti di un uomo di 42 anni residente nella Bassa Friulana accusato di violenza sessuale su minore.
I fatti si riferiscono al 2005, sono legati in particolare a un episodio e si sono verificati in seno a una complessa e delicata situazione familiare. Il 42enne, per cui il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 11 anni di reclusione, era gravato da precedenti specifici. Il caso dibattuto ieri a porte chiuse vede al centro della vicenda una bambina che, al tempo, non aveva ancora compiuto 8 anni. La madre della piccola, dopo la separazione dal marito, aveva iniziato a frequentare il 42enne ed era andata a vivere con lui; dall'unione era nato anche un figlio. Il nucleo familiare, in particolare i minori che ne facevano parte, era seguito però dagli assistenti sociali e, a scuola, anche da insegnanti di sostegno.
È in questo quadro che è maturato l'episodio della violenza sessuale. Il 42enne, al tempo 32enne, solo in casa con la figlia della convivente, l'ha chiamata in camera e le ha chiesto una prestazione sessuale. La bambina, pur disorientata, ha obbedito e, a conclusione dell'atto, è fuggita spaventata, confidandosi poi con la madre. Dopo una lite furibonda con il compagno, la donna non ha ritenuto di denunciare il fatto alle autorità. Così, per anni, di quella violenza, non se n'è più parlato in casa.
La verità sarebbe emersa solo molto tempo dopo: la bimba abusata e la sorella più grande, per forti contrasti con la madre, avevano hanno deciso di andare a vivere con il loro padre naturale che, nel frattempo, si era rifatto un'altra vita accanto a una nuova compagna. È stata quest'ultima, confidando alle due ragazzine di essere stata violentata quando era molto giovane, a raccogliere i ricordi dell'esperienza vissuta, nel 2005, da una delle due giovanissime. Da lì da denuncia, da parte del padre naturale, le indagini e il rinvio a giudizio. A difendere il 42enne l'avvocato Daniela Lizzi che ieri ha annunciato il ricorso in appello: in quella sede il legale chiederà di riesaminare il caso anche in considerazione della situazione di degrado sociale in cui si era trovata a vivere questa famiglia e dell'astio che le due ragazzine avevano cominciato a nutrire nei confronti del compagno della madre, fino a decidere di andarsene dalla sua casa.
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