Letizia Michielon e la chiave invisibile

VENEZIA - Letizia Michielon è una musicista appartata e coltissima. Ha studiato con Eugenio Bagnoli, didatta e pianista di particolare profondità stilistica, si è diplomata in composizione, è studiosa di estetica e filosofia. Insegna pianoforte e si dedica a corsi specialistici al Conservatorio di Trieste. Dunque una personalità sapiente e complessa.
Per la casa discografica “Limen” ha iniziato la registrazione dell'integrale delle Sonate di Beethoven, iniziando con le tre dell'op.2, l'esordio pianistico del celebre compositore. La Michielon coglie con esattezza interpretativa il carattere di questi testi particolarmente significativi (il pianoforte e il quartetto costituiscono com'è noto il laboratorio sperimentale dell'autore), chiarendo la distanza di Beethoven da Mozart e l'affinità con Clementi, grazie all'analisi della dinamica e alla asciutta articolazione del discorso, da cui germina anche la nuda limpidezza del canto. La parca pedalizzazione evita l'enfasi e anacronistici effetti coloristici: una versione perfettamente storicizzata.
Esce ora anche il suo ultimo contributo di studio: “La chiave invisibile, spazio e tempo nella filosofia della musica del secolo XX e XXI”, saggi curati in occasione di due convegni all'Ateneo Veneto: una indagine, insieme speculativa e musicale, sui destini della “utopia” elettronica.
Mario Messinis

Mercoledì 23 Aprile 2014, 05:06






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