Chiesa dei Cappuccini: vi mostriamo
la recinzione anti-sbandati a Mestre/ Foto

Il priore: «Sono balordi che amiamo ma non possiamo più
compatire». E ieri qualcuno ha orinato davanti all'edificio

I lavori di recinzione del sagrato della Chiesa dei Cappuccini
VENEZIA (9 settembre) - I lavori sono iniziati ieri mattina, sotto la pioggia, nel giorno in cui la comunità cristiana celebra la natività di Maria. I passanti che osservano sotto l’ombrello: chi distratto, chi invece più attento. Due operai, la rete metallica da installare e la griglia in plastica color arancio che segnala il cantiere in corso: già, quello per la posa della recinzione del sagrato della chiesa dei Cappuccini in via Olivi a Mestre e il cancello da chiudere di notte per impedire l’accesso all’area.

Un’opera di "difesa" per mettere fine all’oltraggio e al degrado perpetrato da un gruppo di barboni e disadattati che nel lungo termine hanno trasformato il piccolo chiostro in dormitorio con inclusa latrina, spesso teatro di liti e di risse. Una misura drastica che ha suscitato non poche polemiche in città e che gli stessi inquilini del convento non avrebbero mai voluto dover prendere. Loro, frati francescani, che l’accoglienza e carità le praticano quotidianamente nel silenzio e nel riserbo, anche e non solo con la gestione della mensa dove servono circa trecento pasti caldi.

Ma la situazione come più volte sottolineato da padre Umberto, priore del complesso religioso, era diventata insostenibile nonostante tutti i tentativi di far ragionare quegli ospiti così importuni e ingombranti, dediti all’alcol e all’accattonaggio. Una questione di sicurezza e di civiltà, anche per gli stessi fedeli costretti a volte ad assistere a volte alle eiezioni fisiologiche di accampati tanto refrattari a qualsiasi forma di riscatto sociale, quanto indifferenti a un minimo di decenza e di compostezza. Una scelta, certo estrema, che ha trovato il pieno appoggio della Curia veneziana, anche attraverso le prese di posizione pubbliche del direttore della Caritas monsignor Dino Pistolato e del direttore del settimanale diocesano "Gente veneta", don Sandro Vigani.

«A malincuore abbiamo dato corso a quanto annunciato - commenta padre Umberto - non appena avute le autorizzazioni necessarie da parte del Comune. C’è voluto un mare di carte! Problemi con i barboni? Ne abbiamo avuti ma di poco conto. L’ultimo proprio oggi (ndr. ieri) con la piccola vendetta o ritorsione di qualcuno che ha orinato davanti alla porta d’ingresso. Ma questi non sono i nostri poveri - dice sorridendo il priore - bensì dei balordi che amiamo ugualmente ma che non possiamo più gestire né compatire». Non fa previsioni sui tempi di conclusione dell’intervento e saluta con un beneaugurante e generoso «pace e bene».

giovedì 9 settembre 2010



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